Quando abbiamo aperto Impact Hub Milano i nostri fratelli maggiori di Impact Hub Islington, il primo Hub ad essere stato aperto, ci diedero qualche consiglio. Tra gli aspetti a cui prestare maggiore attenzione ci indicarono la tipologia di Hubbers che avremmo dovuto attrarre. ll pericolo che esisteva in una città come Milano era quello di creare una community di soli creativi. Questo sarebbe stato un errore, infatti se volevamo che la nostra community funzionasse sarebbe stata fondamentale la diversità. Ci spiegarono che quello che fa veramente la differenza è l’accesso a competenze diverse dalle proprie, la possibilità di confrontarsi con altri punti di vista.

Diversità è una parola che viene dal latino, diversitas, ovvero abbondanza e varietà, mentre il rispettivo verbo, divertere, significa girare in direzione opposta.  Ciò vuol dire che è necessario con-vertirci, tras-formarci, andare fino alla fine di un percorso e girarci nella direzione opposta. Da questo andare e tornare e dall’incontro con l’altro ne usciremo arricchiti. Accogliere la diversità nella nostra vita pero non è facile, è più frequente vivere seguendo un’unica direzione, uno stereotipo dominante.

Su questo pericolo ci allerta la scrittrice nigeriana Chimamanda Ngozi Adichie, definendolo come la “storia unica”. Adichie iniziò a leggere fin da bambina e i libri che leggeva erano inglesi e americani. Fu anche una scrittrice precoce e quando a sette anni incominciò a scrivere storie, iniziò a farlo seguendo gli esempi delle storie che aveva sempre letto. Tutti i suoi personaggi erano infatti bianchi e dagli occhi azzurri, giocavano nella neve, mangiavano mele e parlavano tanto del tempo, di quanto poteva essere bello quando usciva il sole. Questo nonostante non avesse mai viaggiato fuori dalla Nigeria, non avesse mai visto la neve, avesse mangiato solo manghi invece di mele e non avesse mai parlato del tempo perché non ce ne era alcun bisogno. Adichie si era convinta che le storie potessero raccontare soltanto di personaggi stranieri come quelli di cui aveva sempre letto. Fu così finchè scoprì i libri africani rendendosi conto che persone come lei, ragazze con la pelle color cioccolato e con i capelli crespi, potevano esistere anche in letteratura. In questo modo la scoperta di scrittori africani l’ha salvata dall’avere una visione a senso unico di ciò che i libri sono e da quel momento in poi ha cominciato a scrivere di cose che riconosceva.

La storia unica crea stereotipi e il problema degli stereotipi non è tanto l’essere falsi, ma piuttosto l’essere incompleti. Fanno sì che una storia diventi l’unica storia e queste sono troppo importanti perchè ciò avvenga. Le storie sono state utilizzate per espropriare e per diffamare, ma possono anche essere usate per ridare potere e umanizzare. Le storie possono rompere la dignità di un popolo, ma possono anche riparare quella dignità rotta.

Questo mese vogliamo andare alla ricerca di tante storie.

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davidesilva