Tecnologie e relazioni di reciprocità sono tra gli ingredienti alla base della sharing economy, fenomeno che sta riscuotendo un interesse e una diffusione sempre maggiori anche a Milano, tanto da diventare uno dei temi centrali del secondo Bando FabriQ, insieme a smart city e accessibilità. Anche a Impact Hub Milano abbiamo dedicato il mese di Febbraio all’economia collaborativa, invitando Giacomo Sbalchiero, fondatore di FRED Books & People around us, e Karim Varini, co-fondatore di Timerepublik, alla nostra Soul Salad. Per chi non è riuscito a partecipare, abbiamo chiesto a Giacomo di raccontarci il suo punto di vista sulla sharing economy a partire dall’avventura con FRED. 

Come e perché è nato Fred?

Fred è nato nel 2011 da una reazione a catena con esplosione finale. Lavoravo come commerciale in uno studio di design, sulla carta il lavoro della vita: contratto a tempo indeterminato, una settimana al mese a New York, clienti brillanti, contratti importanti, cene, feste e vagoni di miglia premio. Sull’altro lato della medaglia: stimoli mentali nulli e la sensazione di incontrare solo clienti a cui vendere di tutto e sempre… Nell’estate di quell’anno, sulla rotta per una fiera a Las Vegas, feci scalo a San Francisco. Wired aveva appena pubblicato la guida “Silicon Valley Tour“. Due tra gli incontri che feci in quell’occasione furono particolarmente decisivi, una bella scossa.

Tornai in Italia carico e si presentò quasi subito un’occasione per canalizzare quell’energia. Al Primolunedì, “think tank” in chiave veneta, cercavano qualcuno che organizzasse una sorta di bookcrossing tra i partecipanti agli eventi. Mi offrii, proponendogli qualcosa di più. L’ispirazione era antica: nel 2001 avevo comprato in una volta 2500 volumi appartenuti a un uomo di Padova morto senza eredi. Abitava in un appartamento circondato da quei libri, li teneva con cura meticolosa, li datava, firmava e sottolineava, li aveva letti tutti… Avevo fatto un’offerta al tribunale e me li ero aggiudicati. L’idea iniziale di Fred credo sia nata in quei giorni: portati a casa i libri, era chiaro che non ne avrei letto nemmeno la metà ma non avrei nemmeno permesso che diventassero un arredo da salotto. Pensai di catalogarli e prestarli. Inizialmente agli amici, poi magari ai condomini e all’intero quartiere. Avevo in mente una biblioteca privata aperta al pubblico, da intitolare al vecchio proprietario, Tito. La crociata, però, fallì al terzo libro.

10 anni più tardi con i database online non c’era più bisogno di torturarsi catalogando. Con un amico sviluppatore buttammo giù i primi mattoni di Fred: l’idea era di mettere a sistema tante piccole biblioteche private dando vita a una biblioteca universale e libera (FRED è la crasi di Free Reading) e a una tribù di più o meno giovani, più o meno eruditi, con i quali condividere un libro, un’idea, un’amicizia. Insomma libri e persone, molto di quello che mi mancava. Un po’ di sviluppo dopo è nato FRED Books & People around us.

Cosa significa per te “sharing economy”?

Una reazione alla disumanizzazione, un modello di “riabilitazione” sociale. Un modo per ritrovare gli altri e noi stessi. Siamo iperconnessi e paradossalmente sempre più soli. Come scrive Johann Hari “abbiamo creato società umane all’interno delle quali isolarsi da ogni legame è più facile che mai prima d’ora”. Curioso il fatto che lui analizzi questo aspetto a proposito delle dipendenze dalle droghe.

Che ruolo gioca nella tua esperienza la tecnologia nell’ambito dell’economia collaborativa?

La tecnologia è il più grande regalo che l’economia collaborativa abbia ricevuto! È il mezzo per mettere in contatto le persone, sbloccante e liberatorio a patto che rimanga tale, cioè un mezzo. Il caso Facebook è emblematico: il connector più potente trasformato in una gabbia sintetica delle più micidiali. Con Fred sfruttiamo le potenzialità del web per scollare le persone dal monitor nel minor tempo possibile, non per rinchiuderle! O almeno questa è la nostra sfida.

Qual è l’impatto che avete generato ad oggi e soprattutto che vorreste raggiungere domani?

Ecco appunto, l’impatto fin qui è risibile: buone le migliaia di utenti registrati, gli altrettanti libri condivisi e la diffusione internazionale di Fred, ma contano molto di più le interazioni reali e su quelle siamo solo all’inizio. Però posso dire che abbiamo in serbo parecchie idee nuove per i prossimi mesi!