In occasione del lancio del secondo Bando FabriQ, che rimarrà aperto fino al 16 marzo e dedicato quest’anno ai temi della smart city, dell’accessibilità e della sharing economy, abbiamo chiesto a Renato Galliano, Direttore del Settore Innovazione Economica, Sviluppo e Università del Comune di Milano, di raccontarci i risultati raggiunti ad oggi con la prima edizione, le novità del 2015 e il ruolo di imprese sociali e incubatori per lo sviluppo della città. 

Qual è stato l’impatto della prima edizione del bando FabriQ e cosa vi aspettate da questa seconda edizione?

Il bando FabriQ è ancora in corso, è quindi prematuro definirne adesso l’impatto ma i primi dati sono sicuramente positivi sia in termini di fatturato che di occupazione. A fronte di circa il 30% di risorse attualmente erogate (nell’ambito dei 140.000 euro stanziati complessivamente), sono state create 6 nuove imprese di cui 4 hanno già acquisito un certo fatturato (complessivamente per un valore di 67.733,00 euro) mentre 2 sono nella fase iniziale della attività. In compenso le giovani imprese hanno già dato lavoro a complessivamente 25 persone fra soci, collaboratori e dipendenti. Il dato, squisitamente economico, rivela un impatto sicuramente non trascurabile, soprattutto nell’attuale contesto economico.

Dal lato dell’impatto sociale, suddividerei tra il ruolo di FabriQ, in qualità di incubatore di innovazione sociale, e l’impatto delle startup ospitate. Obiettivo primario del bando FabriQ, e missione dell’incubatore, è la creazione di nuova imprese nel settore dell’innovazione sociale e i numeri appena citati si riferiscono a questa tipologia di attività. Ma FabriQ rappresenta anche un presidio e un aggregatore che opera in un quartiere di Milano che purtroppo soffre ancora di un’immagine che è però in corso di radicale modifica. Quarto Oggiaro ospita iniziative avanzate e strutture di servizi molto richiesti dall’intera città e FabriQ si è ben inserito nel contesto del quartiere sviluppando contatti e attività con realtà che già da anni operano nell’area. All’interno della struttura si svolge l’attività di orientamento e formazione per le imprese e per coloro che intendono approfondire la bontà della propria idea. Un’attività solo apparentemente distaccata dal quartiere, ma che proprio per questo attira l’attenzione e l’interesse degli abitanti, contribuendo a migliorare il clima percepito. La massiccia risposta che abbiamo ottenuto con il primo bando ci ha portato a meglio definire gli ambiti nei quali selezioneremo le nuove imprese tenendo conto sia della realtà del quartiere ma anche la dinamica economica e sociale dell’intera città metropolitana, con uno sguardo attento a che cosa si sta muovendo nel contesto internazionale.

Quali sono le principali novità di quest’anno? 

Il nuovo bando, FabriQ 2, fa un passo avanti rispetto al precedente: se la prima iniziativa mirava a sviluppare progetti ad impatto sociale, il nuovo bando affina i suoi obiettivi, offrendo ai partecipanti tre temi specifici, tre aree tematiche sulle quali formare le proposte progettuali. Ciò consentirà di far convergere gli intenti creativi delle startup verso una migliore qualità del progetto.

La seconda grande novità del bando sta nella sua apertura transnazionale, con la possibilità di partecipare da parte di imprese provenienti dall’estero. E’ superfluo affermare che la competizione fra idee progettuali italiane e straniere, che ci si augura possa indurre un confronto costruttivo fra realtà diverse, potrà generare ulteriore innovazione all’interno del contesto sociale ove i progetti sono destinati a produrre effetti.

Perché la scelta di concentrare il nuovo bando su smart city, accessibilità e sharing economy?

Durante lo svolgimento delle attività della Direzione Innovazione Economica e Università, in particolare delle attività di ascolto svolte dal Servizio Smart City in occasione della predisposizione del documento programmatico “Linee di indirizzo Milano Smart City”, sono emerse alcune tematiche per le quali si è riscontrato interesse da parte della giovane imprenditoria e da parte degli studiosi dei recenti fenomeni sociali. Queste tematiche sono lo specchio di bisogni nuovi e concreti, generati dalla nuova società urbana contemporanea e dalla forte richiesta dei cittadini di avere una città più vivibile e più sostenibile, e in molti casi hanno determinato la nascita di iniziative spontanee di particolare interesse per l’Amministrazione. E’ stato quindi naturale ripensare lo strumento del bando FabriQ per raccogliere (e capitalizzare) questi nuovi stimoli, queste nuove potenzialità creative generate nell’attuale contesto culturale (oltre che sociale ed economico).

Il primo tema individuato per il nuovo bando è quello più vasto, ma è anche quello più “rischioso”. Il concetto di “smart city” è alla base del modello di sviluppo urbano a cui mira la città di Milano. Al tempo stesso però si sente forte l’opportunità, anzi, l’urgenza di contribuire a questo modello di sviluppo con progetti destinati a declinare la componente sociale di tale paradigma considerando l’aspetto tecnologico come “strumentale” per il raggiungimento degli obiettivi. Per questo motivo l’obiettivo di FabriQ 2 è stimolare, incentivare e supportare progetti imprenditoriali operanti nei sei ambiti concettuali della smart city: economia, mobilità, ambiente, qualità della vita, capitale umano, governance, che siano però caratterizzati da un approccio integrato e innovativo, rivolto alla creazione e gestione di nuovi servizi in ambito urbano, perseguendo l’obiettivo dell’impatto sociale e non la mera applicazione strumentale della tecnologia alle funzioni urbane: questo è il rischio a cui si alludeva prima.

Il secondo tema discende dal primo, e si lega in particolare al concetto di città inclusiva. Il primo passo verso una città inclusiva è la sua accessibilità diffusa, concepita in senso ampio, perseguita anche con la produzione di servizi finalizzati a questo obiettivo: dalla fruizione degli spazi urbani da parte dei soggetti più deboli favorita migliorando ad esempio gli aspetti dell’informazione, alle barriere intangibili costituite da limitazioni di vario genere e scaturite dalle differenti stratificazioni sociali sedimentatesi nell’abitato che inducono di fatto una rarefazione delle relazioni e quindi un limite all’accessibilità reciproca fra porzioni di città. Probabilmente è la prima volta che si affronta questo tema in maniera così organica, cercando un approccio innovativo, promuovendo la realizzazione di nuove idee imprenditoriali in questo ambito, compito ritenuto da sempre prerogativa delle istituzioni.

Infine il tema dell’ “economia della condivisione” (c.d. sharing economy) prende atto di numerosi fenomeni spontanei nati negli ultimi anni: si intende dare impulso a quei progetti imprenditoriali ispirati al tema della condivisione dei beni, degli spazi e delle risorse, basati su processi economico sociali innovativi. Il motivo è molto semplice: questi fenomeni inducono indubbie ricadute positive sull’ambiente e sulle relazioni sociali, creando legami fra gli abitanti della città e generando sinergie nelle attività economiche. In questo ambito si vuole comprendere anche quei progetti che riguardano la cosiddetta “economia dispersa”, con l’obiettivo di favorire l’incontro tra la domanda di lavoro da parte delle imprese e l’offerta da parte di professionisti privati che difficilmente riescono ad inserirsi in processi produttivi più strutturati: anche questo rappresenta un aspetto della “condivisione”, in termini di professionalità da ricomporre sul territorio. Scontato citare l’attualità del tema rispetto all’Expo e in generale alla gestione sul territorio di grandi eventi che determinano un aumento improvviso di alcuni segmenti di domanda sul mercato.

Quale ruolo vedete nelle imprese sociali e negli incubatori come FabriQ per lo sviluppo della città?

Si può affermare che il loro ruolo è quello di “catalizzatori” dei processi di innovazione, per i quali costituiscono veicoli di diffusione, promozione e metabolizzazione all’interno dei meccanismi fisiologici della città. Viviamo in un contesto socio-economico in continuo mutamento: la tecnologia, come fattore abilitante dei processi di trasformazione, ha reso tutto molto veloce ed il continuo evolversi della città è un processo inarrestabile che deve essere indirizzato verso modelli di sviluppo virtuosi, ispirati alla sostenibilità, all’inclusione sociale, alla partecipazione, alla consapevolezza ed alla responsabilità dei cittadini (e dei giovani imprenditori) nel contribuire al miglioramento della qualità della vita all’interno dell’organismo urbano. Le imprese sociali e gli incubatori come FabriQ costituiscono lo strumento più efficace per individuare le idee più valide sotto il profilo dell’impatto sociale, favorirne la crescita e amplificarne il contributo nell’evoluzione verso un modello virtuoso di città, in un contesto (quello del mercato) nel quale sarebbero destinate ad essere messe da parte proprio a causa della loro forte componente innovativa. Il sistema degli incubatori d’impresa, sostenuti dal Comune di Milano e che ormai costituiscono una rete vera e propria sul territorio, determinano altresì processi di innovazione urbana e caratterizzazione di alcuni quartieri ove agiscono come trigger per nuovi investimenti e attività collaterali di cui determinano il nascere della domanda.