Stimolare il confronto tra cittadinanza e pubblica amministrazione per migliorare le nostre città, sfruttando la tecnologia e il web. E’ questa la sfida di Coo2Plan, piattaforma digitale e esperimento di progettazione partecipata lanciato da Coompany, giovane startup fondata a Bari e ispirata ai principi della collaborazione. Selezionati dalla giuria degli Impact Hubs italiani all’interno del Premio Gaetano Marzotto, seguiranno per i prossimi mesi un programma d’incubazione negli spazi di Impact Hub Bari per mettere le gambe alla loro idea. Alla vigilia di questa nuova avventura ci raccontano il loro punto di vista su reti collaborative, e-governance e community.

Come e perché è nato il progetto di Coo2Plan?

Coo2Plan è il primo progetto di Coompany, una società nata grazie al bando Principi Attivi 2012 composta da persone accomunate dal desiderio di cambiare le cose utilizzando la più necessaria delle doti umane: la collaborazione. Ci siamo concentrati sulla progettazione partecipata dopo aver effettuato una semplice riflessione: una pratica che viene utilizzata da anni in Europa e nel resto del mondo, con risultati straordinari, qui in Italia è ancora ben lontana dall’essere considerata uno standard per ripensare i luoghi in cui viviamo.

Il vostro progetto unisce tecnologia, cittadinanza e territorio: qual è per voi la formula per combinare il potenziale di ognuno di questi elementi e tradurlo in azioni concrete per migliorare le città in cui viviamo?

Noi ci proponiamo come facilitatori: stiamo sviluppando un applicativo web (di prossima pubblicazione) ottimizzato per la gestione dei progetti e per il confronto aperto tra quelli che, in questa partita, risultano essere i tre principali attori in campo: le istituzioni, i progettisti, la cittadinanza. Nell’architettura, come ricorda Renzo Piano, è buona norma tenere sempre presente il coinvolgimento e l’opinione di tutti quanti: “Bisogna sempre ricordare che fare architettura significa costruire edifici per la gente, università, musei, scuole, sale per concerti: sono tutti luoghi che diventano avamposti contro l’imbarbarimento, sono luoghi per stare assieme”.

Come si inserisce in questo contesto la pubblica amministrazione?

La pubblica amministrazione è il nostro primo obiettivo: in questa fase di startup ci è stato chiaro fin da subito che, perché il nostro lavoro produca effetto, la prima cosa da fare è convincere la PA che non siamo noi ad avere bisogno di loro, ma loro ad avere bisogno di noi. È un periodo di cambiamento quasi epocale per ciò che riguarda l’atteggiamento delle istituzioni verso realtà come la nostra: ci si sta pian piano rendendo conto che la consultazione pubblica ha bisogno di essere ampliata e, per farlo, è necessario progettare il processo ancora prima del prodotto. La Regione Puglia ci è venuta parecchio incontro in questa battaglia, non solo col finanziamento di Bollenti Spiriti, ma ora è il momento di allargare il nostro raggio d’azione, coinvolgendo soprattutto i Comuni, ancora parecchio restii a recepire il messaggio. Ma ce la faremo!

Cosa significa per voi partecipare al percorso d’incubazione di Impact Hub Bari e quali sinergie intravedete già?

Conoscevamo già la realtà di e degli Impact Hub. Sono stati dei pionieri nel campo del coworking e della partecipazione e hanno dimostrato un immenso coraggio nell’affrontare quest’avventura, soprattutto in un periodo storico come questo: qualche anno fa era impensabile, nell’era del personal branding, dei social network e del “mi sono fatto da solo”, immaginare uno sviluppo simile per un’attività come questa. Ora Impact Hub è una grande famiglia, e noi siamo felicissimi di farne parte!