Sono Federico, classe ottantacinque. Partito dalla Liguria, dopo lunghi studi dedicati all’economia della cultura tra Milano e Bologna e trasferte europeiste in Francia e a Bruxelles, dal 2009 coltivo e inseguo il mio progetto: BAM! Strategie Culturali. BAM! è la società cooperativa dedicata alla progettazione, gestione e comunicazione per il settore culturale, creativo e per il marketing territoriale che ho fondato a Bologna insieme a tre soci nell’aprile 2012, dopo 3 anni di attività come associazione culturale.

In che maniera il tuo progetto rende il mondo migliore?

Non so se cambieremo il mondo, ma innovare nel settore culturale italiano ci sembra già un buon punto di partenza! Proviamo a lavorare con un approccio nuovo, studiamo gli esempi che arrivano dall’estero e cerchiamo di importare tecniche e metodi. A maggio ad esempio siamo stati a Barcellona come partner di Museum Next, la più importante conferenza europea sull’uso del web e della tecnologia nelle istituzioni culturali, e abbiamo seguito gli ultimi sviluppi in fatto di digital strategies per i musei. Il 26 e 27 settembre prossimi, invece, portiamo a Lecce Place Making, un workshop tenuto da due professionisti internazionali della pianificazione territoriale e del cultural planning.

Qual è stato il tuo momento di maggior difficoltà?

Tra noi scherzando diciamo sempre che la nostra è un’organizzazione humour-based, fondamentalmente basata sull’entusiasmo… Questa può essere un’arma a doppio taglio: la quotidianità dello sviluppo imprenditoriale non è fatta di entusiasmo e fiducia nelle proprie capacità, ma di situazioni concrete e criticità che spesso si crede di non sapere affrontare. I momenti più difficili alla fine sono proprio quelli in cui l’entusiasmo e la fiducia vengono a mancare, ma tu devi continuare a lavorare lo stesso, professionalmente e al meglio. Di solito ne esci fortificato.

Qual è stato invece il tuo maggior successo?

Forse il riscontro che otteniamo durante e dopo i nostri workshop. Con i partecipanti condividiamo esperienze che portano ventate di aria fresca all’interno delle loro organizzazioni, danno nuove prospettive e li aiutano a pensare lateralmente. Un buon esempio è Comunicare Il Museo, un percorso sulla comunicazione museale innovativa che abbiamo progettato nel 2011 per l’Istituto dei Beni Culturali della Regione Emilia-Romagna. Durante il workshop i partecipanti hanno sviluppato progetti che stanno diventando realtà proprio in questi mesi e i musei di Bologna si sono trovati a fare rete come non avevano mai fatto, anche al di là di storiche divisioni. Riceviamo ancora commenti molto positivi in merito da tutta la regione, una grande soddisfazione.

Perché sei al HUB e cosa ti sta dando essere parte di questa rete?

Colpo di fulmine: sono capitato per puro caso al primo evento di HUB Milano a dicembre 2009 e mi sono innamorato. Ora che BAM! ha “startuppato” e ci troviamo qui a Milano più spesso, non potevo farmi sfuggire l’opportunità: riesco a sfruttare uno spazio di lavoro e riunione in città e in più a connettermi a una community di innovatori a livello internazionale. Inoltre è un ottimo canale di diffusione di idee e progetti e si presta ad attivare sinergie particolari: ad esempio per il nostro workshop Place Making abbiamo offerto alla community di iscriversi con il 20% di sconto e abbiamo ottenuto un buon riscontro.

Chi è la persona più interessante che hai conosciuto fin’ora?

La cosa più bella è stata ritrovare persone che conoscevo già e scoprirle tutte unite da questa community. Colleghe con cui abbiamo già collaborato come Noemi Satta e Myriam Sabolla, vecchie conoscenze savonesi poi espatriate come Alberto Campora, i ragazzi di FocusCoop, e poi varie facce note dal mondo di Fa’ La Cosa Giusta, fiera con la quale a titolo personale collaboro da anni come coordinatore dello splendido gruppo di volontari. E’ chiaro insomma che l’innovazione sociale e culturale a Milano passa per the HUB, e spero che io e BAM! possiamo dare un buon contributo alla partita, facendo girare un po’ le idee.

Impact Hub Global

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