Roberto Siena
26 Aprile 2012 - Impact Hub

Sulla foto appesa alla bacheca dei membri cè scritto Roberto Siena, designer a 360°. Credo che questa definizione sintetica rappresenti bene il mio essere un designer ‘tuttologo‘. Questa caratteristica mi ha aiutato ad affrontare con successo diversi aspetti della vita, e si è rivelata fondamentale in molti miei progetti. Mi sono reso conto negli anni che questo aspetto ‘poliedrico’ si è presentato in tante attività non solo professionali. Penso ad esempio allo sport, che pratico da sempre: da bambino come ora mi sono cimentato nelle discipline più diverse, in alcune arrivando anche ad un buon livello. Oggi ho la consapevolezza di aver fatto una scelta, se pur inizialmente inconscia, calzante alla mia persona spinta sempre da una forte curiosità e senso di sfida.

Il mio attuale progetto si chiama Palindroma | abitare la vita! Nasce nel 2007 come attività ‘b-side’ con l’obiettivo di sperimentare e realizzare progetti indipendenti e più sostenibili, creando arredi e complementi, accessori e oggetti che facilitino il contatto, l’usabilità e la personalizzazione del proprio habitat. L’intera collezione è da me progettata e auto-prodotta collaborando con diverse figure professionali coinvolte all’occorrenza, in un’ottica vincente di reciproca ‘contaminazione riflessa’ in puro stile palindromo.

In che maniera il tuo progetto rende il mondo migliore?

Pur nei limiti di un progetto che non si pone l’obiettivo di cambiare il mondo, l’approccio di progettare i miei pezzi intorno alle dinamiche di usabilità del cliente e scegliere materiali e processi favorendo delle scelte sostenibili mi spinge a credere che Palindroma potrà in qualche misura contribuire a rendere il mondo migliore. Quanto meno sensibilizzando su questi temi tutti quelli che vi entrano in contatto.

Qual è stato il tuo momento di maggiore difficoltà?

I momenti di difficoltà della vita sono stati numerosi e immagino ne avrò altri. Fortunatamente però non ne ricordo uno in particolare. Cerco sempre di affrontare le difficoltà una per volta finché le supero senza che lascino segni indelebili.

Qual è stato invece il tuo maggiore successo?

Troppo banale dire: mio figlio? Direi di si, visto che all’età di 4 mesi mi sta regalando più notti in bianco che soddisfazioni! A parte la mia paternità, devo dire che il mio maggiore successo, che per me è tutt’altro che notorietà-soldi-potere, è forse quello di essermi liberato dal vincolo di lavorare per qualcuno con il quale spesso non condividevo molto, se non un semplice legame economico, ed essermi reso conto che l’obiettivo della mia vita è quello che Wikipedia definisce semplicità volontaria. Intendo con ciò la scelta di una libera, volontaria e consapevole autoriduzione dei miei utili bilanciata però da un migliore equilibrio tra tempo di lavoro e tempo libero. Non sempre ci riesco, ma sempre ci provo!

Perché sei a The Hub e che cosa ti sta dando essere parte di questa rete?

Sono a The Hub perché dopo aver letto un articolo che descriveva l’Hub di Londra mi sono innamorato dell’idea e mi sono dato da fare per capire se lo stesso concept poteva essere portato anche a Milano. Non è certo (solo) merito mio se oggi esiste Hub Milano, ma mi piace pensare di aver contribuito in qualche misura alla sua nascita, perché ho partecipato molto attivamente alla progettazione e realizzazione dello spazio.