Fabrizio Ferreri
26 Aprile 2012 - Impact Hub

Sono Fabrizio Ferreri. Sono Presidente dell’Associazione Sportiamo – Lo sport che unisce con cui stiamo lanciando We Sport for Social in partnership con We-Sport. Mi occupo anche di una startup web  http://urli.st/, di cui sono COO. Tralascio gli altri progetti perché sono ad uno stato embrionale.

In che maniera il tuo progetto rende il mondo migliore?

We Sport for Social è un social network sullo sport con funzione sociale. L’obiettivo che ci proponiamo è duplice: far convergere sulla piattaforma tutte le realtà italiane che si occupano a vario titolo di sport inteso come vettore di educazione personale e di integrazione sociale (Associazioni, Federazioni Sportive, Fondazioni, enti in generale del Terzo Settore); e intercettare utenza appartenente a categorie disagiate per facilitarne l’accesso alla pratica sportiva (soggetti con disabilità fisica e mentale; in forte stato di deprivazione economica; con patologie conclamate e che soffrono di disturbi psichici e psicologici; ragazzi e bambini con problematiche relazionali, ecc…).

We Sport for Social beneficia sia le realtà che si occupano di sport con funzione sociale perché attraverso la piattaforma possono gratuitamente promuovere le loro attività, incrementare la visibilità, fare rete e lanciare campagne di raccolta fondi; sia l’utente finale, e cioè il soggetto in situazione di svantaggio, perché su We Sport for Social può trovare corsi sportivi gratuiti (o a prezzo calmierato), le strutture sportive più vicine e meglio attrezzate, staff qualificati a supporto dell’attività.

In sostanza, il miglioramento che intendiamo generare è rafforzare l’ecosistema delle realtà che si occupano di sport con funzione sociale per garantire un maggiore e più facile accesso allo sport in favore di tutti coloro che attualmente, per varie ragioni di disagio, restano ai margini della pratica sportiva. Sapendo che fare sport può rappresentare per il soggetto portatore di disagio un miglioramento sensibile della qualità della propria vita.

Qual è stato il tuo momento di maggiore difficoltà?

Cerco di vivere le difficoltà in senso costruttivo, come un’occasione per rafforzare la mia capacità di risposta ai problemi. E se a volte questa capacità non ne esce rafforzata, l’evidenza dell’insufficienza del proprio fare mi rende sempre più disponibile e aperto a ricercare la condivisione e l’aiuto altrui. Forse il terzo anno del mio dottorato in storia della logica. Dopo anni di studio, la percezione di totale nullità che iniziavo ad avvertire in relazione a quel tipo di occupazione, per un attimo ha suscitato in me un  senso di spaesamento molto forte.

Qual è stato invece il tuo maggiore successo?

Avverto una sensazione di “successo” tutte le volte che mi prendo la libertà di cambiare improvvisamente percorso. “Successo” per me non è quindi un traguardo o un raggiungimento specifico, quanto proprio questa libertà di svoltare, di assecondare i miei desideri e ciò in cui volta per volta credo.

Perché sei a The Hub e che cosa ti sta dando essere parte di questa rete?

The Hub, senza piaggeria, è un luogo meraviglioso. Non solo il luogo fisico (che frequento soprattutto per gli eventi), quanto soprattutto quello spazio immateriale di collaborazione e trasferimento di idee, spunti e suggestioni tra gli hubber che si sviluppa anche ben al di fuori dai confini fisici della sede di Via Sarpi. Tante volte dire “sono hubber” è stato un segno di riconoscimento e il primo seme per avviare un dialogo, uno scambio stimolante. Far parte di The Hub – e non voglio esagerare – è un elemento identitario, è l’indicazione di un modo di intendere il proprio ruolo nella comunità.

Questa appartenenza, oltre ai tanti suggerimenti che si ricevono nel confronto concreto con gli altri hubber, che fertilizzano lo scambio apportando ognuno competenze e conoscenze di ambiti differenti, rafforza aspirazioni e consapevolezze, rende soggettivamente possibile qualcosa che altrimenti si avrebbe difficoltà anche soltanto ad immaginare.