Silvio Malvolti
26 Aprile 2012 - Impact Hub

Mi chiamo Silvio Malvolti, ho 36 anni e alcuni sogni nel cassetto. Ho lavorato negli ultimi 4 anni presso IlSole24ORE occupandomi di pubblicità on-line, senza mai dimenticare il detto “impara l’arte e mettila da parte”. E oggi sono qui… come fondatore di BuoneNotizie.it: una testata giornalistica, attualmente su web e da pochi giorni anche su iPad, dedicata soltanto alle notizie positive che accadono in Italia e nel mondo. E’ il frutto di un’esigenza diffusa che nasce dal bombardamento mediatico di cattive notizie fino al punto di darci l’illusione che tutto ciò che accade intorno a noi vada sempre peggio. Non è così. La realtà è ben diversa, ma purtroppo non si sposa con la logica delle “4 esse” che gli esperti di comunicazione conoscono bene (sangue, scandali, sesso e soldi), ovvero quella che fa vendere i giornali e fare ascolti ai notiziari. Così ho deciso di proporre un modello di “informazione sostenibile”, che racconta l’altra faccia della medaglia, il bicchiere mezzo pieno, cercando di non scadere mai nel buonismo, nella superficialità o nell’approssimazione della notizia…

In che maniera il tuo progetto rende il mondo migliore?

Siamo in un momento di crisi. Un momento difficile per tutti. Ma anche un momento di riflessione sui modelli e sulle regole che ci hanno governato fino ad oggi, o meglio, da cui ci siamo fatti governare senza preoccuparcene più di tanto. Un’opportunità, dunque. Un’occasione di rinnovamento e di pulizia da ciò che non ci sta più bene e che vogliamo cambiare. Io e il mio team abbiamo affrontato il problema dell’attuale inquinamento dell’informazione in modo scientifico, cercando di capirne le dinamiche psicologiche e di mettere a punto una soluzione nuova. La sfida è riuscire a far accorgere ai nostri lettori che non è vero che tutto va peggio, e che meritiamo di conoscere anche le cose che funzionano e che rendono migliori noi e la società in cui viviamo.

Qual è stato il tuo momento di maggiore difficoltà?

Ce ne sono stati molti. Nel tentativo di trovare la chiave giusta per far apprezzare la mia idea mi sono imbattuto negli scettici, nella burocrazia, nella mentalità ingessata, nella sfiducia ormai radicata in molte persone. E poi non è stato facile mettere insieme i contatti, le competenze giuste e le risorse necessarie. Ecco… devo dire che le risorse economiche sono state il vero ostacolo.

Qual è stato invece il tuo maggiore successo?

Sicuramente la premiazione all’ultima edizione di Working Capital: è stata la svolta, la differenza tra richiudere nuovamente quel cassetto oppure prendere tutto quello che c’era dentro e metterlo finalmente sul tavolo!

Perché’ sei a The Hub Milano e che cosa ti sta dando essere parte di questa rete?

Sono a The Hub Milano da quando ha aperto, e confesso che all’inizio ero un po’ scettico. Tuttavia, le relazioni che ho potuto costruire qui hanno fatto la differenza tra pensare a come concretizzare certe idee e realizzarle. Ho imparato che se vuoi fare qualcosa nella vita al giorno d’oggi le buone relazioni non devono mancare. The Hub è un network vivo e variegato ed è certamente parte del successo di BuoneNotizie.it!