Il nostro tema del mese di febbraio è #Multipotentiality.

“Cosa vuoi fare da grande?” E’ la domanda che tutti ci siamo sentiti chiedere da piccoli. Emilie Wapnick è stata autrice di canzoni, musicista, web designer, regista, scrittrice, studentessa di giurisprudenza ed imprenditrice. “Ho sempre vissuto così -racconta- sempre in movimento da un interesse all’altro, imparando cose nuove ed affinando abilità sviluppate durante il mio percorso per poi applicarle nei nuovi ambiti in cui mi cimentavo. Alla domanda cosa vuoi fare da grande non ho mai saputo rispondere, ma non per mancanza di interessi, al contrario: ne avevo troppi!”

Tuttavia, per troppo tempo, questo schema le ha provocato molta ansia. Non era sicura di come avrebbe potuto trasformare tutto questo in un lavoro. Era convinta che alla fine avrebbe dovuto scegliere una sola passione, negare tutte le altre e rassegnarsi ad essere annoiata. Ma peggio ancora era preoccupata del fatto che non essere capace di dedicarsi ad una cosa sola significasse che c’era qualcosa di sbagliato in lei, che fosse una persona dispersiva o che avesse paura di impegnarsi.

Così Wapnick ci invita a mettere in discussione questa visione che considera negativa o anormale la capacità di fare molte cose. Nella nostra cultura l’idea di destino o di un’unica vera vocazione è molto romanzata. Viviamo in una società che sin da piccoli ci chiede di scegliere una corsia e di rimanere incanalati in essa. Non c’è spazio per qualcuno curioso di tanti argomenti diversi, per i “multipotenziali”. Un multipotenziale è una persona con molti interessi e occupazioni creative. Si possono usare altri termini per esprimere lo stesso concetto, come “eclettico” o “uomo rinascimentale”. Non a caso durante il Rinascimento era ritenuto ideale il fatto di essere portato per diverse discipline, mentre oggi la società ci porta a considerare la propria multipotenzialità come un limite o un difetto da superare. Invece come ci fa notare Wapnick ci sono grandi punti di forza nell’essere fatti in questo modo.

Capacità di sintesi: combinare due o più idee, conoscenze grazie al mix di capacità ed esperienze. L’innovazione nasce nelle intersezioni;

Apprendimento rapido: abituati ad essere principianti, i nuovi approcci non spaventano mai. Facendo tesoro delle esperienze passate, si riesce sempre a non partire da 0 e ad uscire più facilmente dalla “comfort zone”;

Adattabilità: la rivista Fast Company ha identificato la capacità di adattamento come la più importante qualità da coltivare per crescere nel XXI secolo. Il mondo economico sta cambiando in maniera così veloce e imprevedibile che sono gli individui e le organizzazioni che possono adattarsi per soddisfare i bisogni del mercato quelle che stanno davvero crescendo.

Come società, abbiamo un grande interesse nell’incoraggiare i multipotenziali ad essere loro stessi. Abbiamo molti problemi complessi e multi-dimensionali e per affrontarli abbiamo bisogno di pensatori creativi, fuori dagli schemi. Ora, diciamo che siete uno specialista, uno che è nato sapendo di voler diventare un neurochirurgo pediatrico, non preoccupatevi, non c’è nulla che non va nel vostro caso. Le migliori squadre sono composte sia da specialisti che da multipotenziali. Lo specialista può scavare in profondità e implementare le idee, mentre il multipotenziale fornisce una ampiezza di conoscenze al progetto. È una bella collaborazione. Ma dobbiamo tutti costruirci vite e carriere che siano in linea con come siamo fatti e purtroppo, i multipotenziali sono stati spesso incoraggiati ad essere invece come i loro colleghi specialisti. Per questo motivo il mese di febbraio lo vogliamo dedicare alla #Multipotentiality. Se volete approfondire vi consigliano di visitare PuttyLike, A Home for Multipotentialites.