Il tema del mese del nostro gennaio è #ReframeClimate.

Il presidente eletto Donald Trump ha scelto come nuovo capo della politica ambientale degli Stati Uniti un procuratore veterano di Oklahoma che non crede nel contributo dell’uomo al cambiamento climatico e che ha dedicato questi ultimi anni a bloccare nei tribunali le normative fatte da Barack Obama per combattere il riscaldamento globale.

Scott Pruitt, il procuratore generale dello Stato che utilizza in maniera più intensiva il petrolio e il gas, sarà il nuovo direttore dell’Agenzia per la Protezione Ambientale. Pruitt è uno dei membri del movimento che nega negli Stati Uniti l’esistenza del riscaldamento globale e i suoi vincoli con il consumo di combustibili fossili, e respinge le normative ambientali considerandole dannose per il settore imprenditoriale.

Un anno dopo che il presidente Obama ha approvato misure storiche, con l’obiettivo di costringere l’industria statunitense a ridurre le emissioni contaminanti, uno dei suoi principali avversari può contribuire a smantellarle. Il Clean Power Plan approvato da Obama impone ai governi statali di abbandonare i combustibili fossili per fonti rinnovabili, con l’obiettivo di ridurre le emissioni di carbonio del 32% entro il 2030 rispetto ai livelli del 2005. L’estate scorsa, la Corte Suprema ha bloccato la sua entrata in vigore fino a quando la giustizia non si pronuncerà sulla causa promossa da Pruitt insieme a quasi una trentina di altri stati.

Gli Stati Uniti hanno sempre svolto un ruolo cruciale nelle negoziazioni sul cambiamento climatico, e quindi nel riuscire a spingere un’azione globale coordinata. Nella famosa conferenza di Copenaghen, non si raggiunse un accordo tra USA e Cina sulla riduzione delle emissioni di gas serra e questo bloccò ogni accordo. Al contrario, prima del vertice di Parigi, la Cina e gli Stati Uniti rilasciarono una dichiarazione congiunta in cui annunciavano la loro azione contro il cambiamento climatico. Questo rese possibile il raggiungimento di un accordo globale, e la ratifica congiunta di entrambi i Paesi fece sì che più di altri 100 aderirono formalmente all’accordo.

Il cambiamento climatico è una minaccia che avanza lentamente e in gran parte invisibile, difficile da spiegare e dimostrare alla cittadinanza. Questo mese vogliamo quindi dedicarlo a #ReframeClimate.

Ne parleremo nella nostra Soul Salad insieme a Stefana Broadbent, fondatrice di If You Want To.

Obama il giorno dopo l’elezione di Trump ha detto: “The path that this country has taken has never been a straight line. We zig and we zag.” Questa affermazione possiamo generalizzarla: in questo momento tutti ci dobbiamo chiedere come possiamo fare nuovamente zig.

Vi consigliamo di leggere questo articolo del The New York Times e di scoprire questo progetto dove un gruppo di 5 fotografi da altrettanti continenti documenta l’incedere del cambiamento climatico.