A settembre, per il nostro tema del mese, ci siamo fatti ispirare dall’autore Nicholas G. Carr e dalle implicazioni spesso negative che l'”effetto internet” sta avendo sulla nostra creatività e capacità di concentrazione. Venerdì 30 settembre durante la Soul Salad ne parleremo con Silvia Toffolon, con cui abbiamo fatto due chiacchiere in questa breve intervista in attesa del nostro pranzo condiviso di fine mese.

Ciao Silvia, raccontaci la tua storia lavorativa?

La definirei un mosaico. Finito il liceo ho iniziato l’università senza una chiara idea di quello che volevo fare. Sbagliare e andar per tentativi fa parte dell’essere giovani, ma io ho voluto sbagliare in grande: ho scelto chimica, una facoltà che con me c’entrava veramente poco. Mi vedevo come una manager della “chimica sana che avrebbe salvato il mondo.”
Così ho fatto 20 esami, poi però mi sono laureata in Sociologia. Chi lavora con me lo sa bene: ho un grande senso del dovere. E così ho iniziato ad accumulare esami e insoddisfazioni. Ma, arrivata a 25 anni, non ce l’ho più fatta: quella non ero io. E così ho mollato tutto. L’ho scoperto alla fine del percorso di chimica mentre stavo lavorando in un Informagiovani come orientatrice, aiutando le persone a cercare lavoro e a migliorare le proprie competenze professionali. Poiché avevo vissuto in prima persona gli effetti di un errore di autovalutazione, è stato facile e naturale sentirmi a mio agio in questa nuova veste. Ho lavorato in un incubatore d’impresa, la Fornace dell’Innovazione e nel frattempo mi sono formata per diventare coachÉ stato un percorso lungo, di evoluzione nell’affiancamento delle persone, prima i singoli, poi le aziende e adesso le società di consulenza con l’intento di che utilizzino dei sistemi più snelli ed efficaci per fare in modo che le riunioni per l’innovazione siano più feconde e più organizzate. 

Come nasce l’idea di Creography, il kit che ci presenti durante la Soul Salad?

É stato un percorso lungo, di evoluzione nell’affiancamento delle persone, prima i singoli, poi le aziende e adesso le società di consulenza con l’intento di che utilizzino dei sistemi più snelli ed efficaci per fare in modo che le riunioni per l’innovazione siano più feconde e più organizzate. Ci ho messo tanto tempo, tutta la ricerca, la prototipazione, la sperimentazione. È stato molto lungo.

Come lo definireste? I suoi punti di forza? 

Permette a un gruppo di persone di allinearsi. Grazie a Creography tutti ascoltano tutti e scoprono delle cose degli altri, degli aspetti totalmente inaspettati. C’è una forte scoperta. Questo tipo di attenzione e di focalizzazione che si crea permette di creare nuove basi. Alcuni lo hanno descritto come uno snocciolatore di idee. Favorisce l’intelligenza collettiva. 

Quali sono le difficoltà che affrontano le persone quando collaborano?

Sono le esperienze precedenti, i “traumi”. Se uno ha fatto degli incontri in un certo modo si aspetterà certi risultati. Le abitudini portano a certi pattern, non portano a niente di nuovo. La mia sfida con questo strumento, ma credo sia la sfida in generale, è che ho la sensazione che mentre per altri ambiti come la strategia si pensa che possano esserci strumenti che aiutano, quando si parla di persone si crede poco nel valore degli strumenti e delle modalità che favoriscono che le persone siano collaborative ed efficaci. Ci sono forse poche esperienze positive diffuse in questo senso, le buone pratiche sono ancora poco conosciute. C’è diffidenza e la difficoltà è credere che sia possibile. 

Grazie Silvia, ci vediamo alla Soul Salad!