Questa estate avrete approfittato delle vacanze per leggere quel libro che vi portavate dietro da tutto l’anno. E forse vi è successo come a Nicholas G. Carr, ovvero che dopo un paio di pagine la vostra mente abbia cominciato a spazientirsi.

Carr è stato un geek per 25 anni. Usava intensamente il computer, il cellulare e gli altri strumenti online sia al lavoro che nella vita personale. Qualche anno fa si è reso conto che stava perdendo la sua capacità di concentrarsi, di prestare attenzione a una cosa sola piuttosto che a molte. Quando cercava di leggere un libro non riusciva a mantenersi concentrato nella lettura, il suo cervello agiva come quando è on-line, cliccando sui link, saltando tra i documenti, controllando la mail, consultando i titoli e altro ancora. Questo l’ha portato a intraprendere una ricerca per approfondire come le tecnologie abbiano trasformato il modo di pensare della società. In Internet ci rende stupidi?. Come la rete sta cambiando il nostro cervello” analizza la creazione della cartografia, dell’orologio e della stampa facendoci vedere come la tecnologia non sia affatto neutrale nei nostri confronti. Diverse forme di tecnologia incoraggiano diversi modi di pensare, cambiano le norme sociali e influiscono sulle nostre scelte. Ora è il turno dell’effetto Internet e Carr vuole capire come ci stia trasformando.

Internet invita a muoversi costantemente tra infiniti contenuti, promuove rapidi cambiamenti di attenzione e sguardi veloci tra l’abbondanza di informazione e di messaggi disponibili. Internet ci incoraggia a cercare il breve e il veloce e ci allontana dalla possibilità di concentrarsi su una cosa sola. Quando accendiamo il computer ci arrivano messaggi da tutte le parti, è una macchina dalle interruzioni costanti in cui mantenere l’attenzione nello scenario tecnologico digitale non è facile. Internet ci fa sorvolare sulle cose passando da una all’altra in un costante viaggio verso la superficialità. Ci allontana da forme di pensiero che richiedano riflessione e contemplazione, ci rende più efficienti nell’elaborazione delle informazioni ma meno nel loro approfondimento. Siamo così occupati a cercare e scambiare informazioni, che abbiamo poche opportunità di essere realmente soli con i nostri pensieri, di concentrarci in profondità su idee individuali, storie o esperienze. 

Secondo Carr ci stiamo dirigendo verso un ideale molto utilitaristico, in cui ciò che conta è quanto siamo efficienti processando le informazioni e dove non si apprezza il pensiero contemplativo, aperto, che non necessariamente ha uno scopo pratico ma che tuttavia stimola la creatività. La scienza parla chiaro a questo proposito: la capacità di concentrarsi su una cosa è la chiave per la memoria a lungo termine, per il pensiero critico e concettuale e per molte forme di creatività. Anche le emozioni e l’empatia hanno bisogno di tempo per essere elaborate. Se non investiamo in questo tempo, ci disumanizzeremo sempre di più.

Carr rifiuta di essere classificato come technofobo, ritiene che il problema sia che le macchine sono progettate da tecnici che si preoccupano soltanto su fino a dove possa arrivare lo sviluppo tecnologico e non su come si possano invece espandere le nostre capacità.
“Le innovazioni tecnologiche non possono essere fermate. Ma possiamo chiedere che vengano progettate dando priorità all’essere umano, che ci aiutino ad avere una vita piena non annientando le nostre capacità.”

Partendo dalle riflessioni di Nicholas G. Carr abbiamo deciso di dedicare questo mese di settembre a #Focus. Vi aspettiamo quindi a Impact Hub Milano, con la volontà di stimolare le vostre capacità riflessive attraverso i nostri eventi e partendo da questi primi spunti che vi lasciamo: un articolo che mette in guardia sull’essere troppo multitasking, qualche consiglio su come prendere sonno più facilmente e per concludere un classico della cinematografia con un insolito protagonista, Marshall McLuhan, di cui vi consigliamo di leggere Gli strumenti del comunicare”.