Il 2 marzo l’Intergruppo Parlamentare per l’Innovazione ha presentato un testo che definisce l’economia della condivisone. Ripercorriamone i principali passaggi.

La proposta di legge sulla Sharing Economy

BlaBlaCar, Airbnb, Gnammo sono solo alcuni dei tanti operatori della cosiddetta sharing economy, un settore in forte crescita che, secondo uno studio di Pwc, oggi genera circa 13 miliardi di Euro e nel 2025 sarà in grado di generare un giro d’affari di circa 300 miliardi di Euro. Testimone di questo potenziale di crescita è il numero sempre in aumento di startup operanti nel settore. Anche tra le startup incubate presso Impact Hub Milano ce ne sono alcune che si dedicano alla sharing economy: tra queste iCarry, una piattaforma per la spedizione dei pacchi in città; Guide Me Right, che mette in contatto i viaggiatori con persone locali; e Clubsharing, un servizio di carpooling per raggiungere eventi e concerti.
In un mondo sempre più tecnologico e “condiviso”, una legge per regolamentare la sharing economy è più che mai indispensabile, soprattutto alla luce delle problematiche legali che hanno coinvolto Uber e il suo servizio “taxi”. Il 2 marzo scorso l’Intergruppo Parlamentare sull’Innovazione Tecnologica ha presentato alla Camera la proposta di legge relativa “alla gestione e all’utilizzo delle piattaforme digitali per la condivisione di beni e di servizi che operano su mercati a due versanti”, con l’obiettivo di garantire equità fiscale, trasparenza e tutela dei consumatori.

Definizione
Il disegno di legge definisce la sharing economy, come “l’economia generata dall’allocazione ottimizzata e condivisa delle risorse di spazio, tempo, beni e servizi tramite piattaforme digitali”, escludendo le piattaforme che svolgono un’attività di intermediazione in favore di operatori professionali. Questo aspetto è particolarmente importante, in quanto lascia Uber al di fuori del perimetro della proposta di legge.

Fiscalità
Le novità più importanti sono quelle che riguardano l’aspetto fiscale. I redditi percepiti tramite piattaforme digitali verranno tassati con un’aliquota fissa del 10% se inferiori ai 10 mila Euro annui. Oltre questa soglia, gli introiti da sharing economy saranno cumulati con gli altri redditi da lavoro, e saranno dunque tassati secondo l’aliquota corrispondente. I gestori delle piattaforme opereranno come sostituti d’imposta, e dovranno dunque dotarsi di una stabile organizzazione in Italia.
Secondo i promotori del disegno di legge, questa disposizione consentirà di recuperare 150 milioni di Euro di imposte, che diventeranno circa 3 miliardi entro il 2025.

Ruolo dell’Antitrust
Ѐ stato affidato all’Autorità garante della concorrenza e del mercato il compito di vigilare sull’attività delle piattaforme di sharing economy. Presso l’Agcm sarà infatti istituito un “Registro elettronico nazionale delle piattaforme digitali dell’economia della condivisione”.
I principali ruoli svolti dall’Antitrust riguarderanno:
Il documento di politica aziendale. I gestori delle piattaforme di sharing economy dovranno dotarsi di un documento di politica aziendale che illustri le condizioni contrattuali tra la piattaforma digitale e gli utenti, e che sarà sottoposto all’approvazione dell’Antitrust. Tra le condizioni vietate vi sono la disposizione di tariffe fisse obbligatorie, il controllo dell’esecuzione della prestazione tramite sistemi hardware o software, e l’obbligo di fornire il consenso a cedere a terzi qualunque dato utente.
Le sanzioni. I gestori di piattaforme non iscritte nel Registro, saranno soggetti ad una sanzione pecuniaria fino al 25% del fatturato; per chi non rispetta le disposizioni sul documento di politica aziendale sono invece previste sanzioni dall’1 al 10% del fatturato. In entrambi i casi è prevista la sospensione dell’attività sino ad adempimento degli obblighi.

Riservatezza
Il disegno di legge interviene anche in merito alla tutela della riservatezza. Il gestore che vuole cedere a terzi i dati dei suoi utenti, dovrà comunicare ai soggetti interessati, entro un congruo termine antecedente alla cessione, le modalità e i tempi previsti per la cessione, e dovrà consentire agli utenti di eliminare i loro dati personali con un solo comando.

Il Garante per la protezione dei dati personali avrà il compito di regolamentare le misure relative alla privacy, e di sanzionare eventuali violazioni.
La proposta di legge rimarrà aperta alla consultazione pubblica fino al prossimo 31 maggio, e tutti i commenti degli utenti saranno presi in considerazione nella stesura della versione finale del documento.

 

Articolo di Roberta Mallia