Come possiamo far diventare le città in cui viviamo più sostenibili, accessibili e partecipate, in una parola più smart? In concomitanza con il lancio del secondo Bando FabriQ dedicato quest’anno ai temi della smart city, dell’accessibilità e della sharing economy, abbiamo invitato negli spazi di Impact Hub Milano Franco Amigoni, CEO di Sincron Polis e co-fondatore di Connected City Council, rete d’imprese per lo sviluppo di comunità e territori attraverso la gamification. Per chi non è riuscito a partecipare alla Soul Salad di Gennaio che lo ha visto protagonista, gli abbiamo chiesto di raccontarci la sua visione della città intelligente a partire dalla sua esperienza. 

Si parla molto di smart cities, ma cosa rende davvero una città smart?

Una città “smart”, intelligente, è una città che ha una forte comunità smart, in grado di perseguire un’alta qualità della vita utilizzando al meglio gli strumenti a disposizione. Questo significa porre al centro dell’attenzione le persone, i cosiddetti “city users” attuali e potenziali, le loro necessità e i loro desideri. Per essere comunità intelligenti occorre allora interpretare le tecnologie straordinarie oggi a disposizione come strumenti abilitanti e non come fini in sè. Tant’è vero che l’assessment smart che la mia azienda, Sincron Polis, ha messo a punto con la rete di imprese Connected City Council prevede la valutazione di circa 40 tematiche chiave, una buona parte delle quali hanno alta valenza organizzativa e culturale e bassa componente tecnologica. Perseguire questo obiettivo significa in primo luogo accingersi ad affrontare un grande gap culturale tra i vari portatori di interessi.

In che modo la gamification aiuta le città a diventare smart?

Oggi uno dei grandi problemi che affliggono i territori è il distacco tra i cittadini e i policy makers. Occorre colmare quanto prima questo distacco, alimentato dalla crisi, se si intende tornare a crescere. La gamification è uno strumento molto potente per generare engagement, per “spiazzare” gli interlocutori e far emergere pensieri e strutture di relazione molto profondi e quindi progetti di grande valenza strategica.

Che ruolo hanno pubbliche amministrazioni, imprese, scuole e cittadini nella creazione di città più intelligenti?

Tutti i soggetti citati devono essere messi in condizione di fornire il loro pezzo di visione del futuro e di integrarlo con gli altri. Rinnovare le modalità di partecipazione utilizzando le tecnologie oggi sul mercato e facilitando il percorso anche con i serious games.

Qual è l’impatto delle smart cities sulla vita urbana?

La città smart è una città più inclusiva, più sostenibile, più piacevole da vivere. E’ una città che pensa al proprio futuro con chiari scenari e le risorse per perseguirli.  Lodi e Trento, dove sto lavorando su questi temi, sono considerate già molto smart dalle classiche classifiche ufficiali dei media, ma l’importante non è essere davanti nelle classifiche. Lo si è visto a Genova purtroppo. L’importante è far convergere in modo strutturato amministratori, dirigenti, associazionismo e semplici cittadini verso un nuovo rinascimento urbano. Sembra un programma ambizioso, e lo è. Oggi non può essere altrimenti.