Quanto il contesto che ci circonda influenza l’imprenditoria di un territorio? Come il confronto con altre regioni del mondo può supportare le imprese a sfruttare a pieno i vantaggi competitivi locali? Per rispondere a queste e altre domande l’Agenzia LAMA in collaborazione con Impact Hub Firenze ha realizzato Tuscany On the Move, un programma di mobilità finanziato dalla Regione Toscana che punta a far decollare 30 imprese locali attraverso 4 viaggi di scambio. Laura Martelloni del team di LAMA e di Impact Hub Firenze ci racconta questo bel progetto dal respiro internazionale.

Perché e in che modo è nato il progetto Tuscany On the Move? Che valore aggiunto ha portato l’approccio di Impact Hub Firenze e l’accesso alla rete internazionale?

Il progetto è nato fondamentalmente sulla base delle reti di relazione e cooperazione con aziende e giovani imprenditori legate a LAMA a livello locale. Quando la Regione Toscana ha emanato un bando FSE sulla mobilità internazionale degli imprenditori, è stato relativamente semplice attivare queste reti e lavorare alla definizione del progetto di mobilità. Differentemente da altre esperienze simili o già fatte, abbiamo puntato molto sulla natura formativa di queste mobilità, mettendo in secondo piano l’obiettivo di ‘business matching’. Ci sembrava infatti più interessante e più nello spirito di Impact Hub ragionare sulle dimensioni di contaminazione, ispirazione, P2P learning, piuttosto che solo sull’incontrare potenziali clienti o partner internazionali. Impact Hub Firenze ha permesso, grazie alla rete globale Impact Hub, di coinvolgere attivamente altri snodi nel mondo come soggetti intermedi responsabili dell’organizzazione delle attività in loco. Alcuni membri degli Impact Hubs coinvolti hanno inoltre accompagnato i gruppi in mobilità.

Come avete scelto le città per le tappe del viaggio?

Abbiamo definito le mobilità cercando l’incontro migliore tra i focus degli imprenditori toscani e le mete internazionali più interessanti su quei temi, anche se alla fine siamo riusciti a creare dei gruppi abbastanza eterogenei. Shanghai è stata una scelta piuttosto ovvia per la moda, il design e l’artigianato, perché Lapo Tanzj, fondatore di LAMA e di Impact Hub Firenze, presidia lì l’ufficio di LAMA seguendo diverse attività di collaborazione internazionale tra imprese fiorentine e cinesi che coinvolgono tra le altre Polimoda, la municipalità di Shanghai, l’Università di Tongji e il Comune di Firenze. Per Boston io avevo un contatto diretto, oltre che con Geoff Mamlet fondatore di Impact Hub Boston, con una delle aziende all’interno del Cambridge Innovation Center, uno dei più grandi incubatori al mondo collegato al MIT e a Harvard. Questa meta era interessante a prescindere, ma in particolare per le imprese che lavorano con l’alta tecnologia applicata alle smart cities. San Paolo è invece una delle destinazioni più all’avanguardia in tema di educazione ambientale e green economy. Mentre nel caso di Amsterdam, la scelta è ricaduta non solo perché Impact Hub Amsterdam è il nodo della rete che ci ha accompagnato nel processo per diventare Impact Hub, ma anche perché ci interessava insistere sulla dimensione dell’innovazione sociale, portando imprese del nostro territorio a visitare un contesto particolarmente dinamico in questo campo.

Quali sono i tratti distintivi delle imprese che si sono candidate e di quelle che avete selezionato?

Abbiamo lasciato aperto il bando solo 20 giorni e a fronte di 30 posti disponibili abbiamo ricevuto 63 domande. Ci sono arrivate domande un po’ da tutti i settori e da imprese in stadi di sviluppo diverso, dalle startup alle aziende piccole ma già affermate passando da imprese medio-grandi già ben posizionate, perciò abbiamo fatto una selezione abbastanza serrata. Tendenzialmente abbiamo cercato di creare gruppi relativamente eterogenei in termini di genere, età, grado di sviluppo del business e settore. E’ stata una scelta che si è rivelata vincente perché tutti i gruppi ci hanno detto che lo stimolo più grande è stato proprio all’interno, nell’imparare gli uni dagli altri e nel confrontarsi.

Qual è il bilancio di questa prima esperienza e l’impatto generato?

In generale è stata una esperienza bellissima e credo innovativa per il nostro territorio, perché abbiamo lavorato sulla dimensione del gruppo, su proposte di destinazione prestigiose e raramente offerte, sul fare rete e sul coinvolgere attivamente i partner stranieri nella definizione dei programmi di mobilità. Inoltre, l’attenzione dedicata agli aspetti più di ispirazione e apprendimento piuttosto che al business matching ha permesso agli imprenditori toscani di uscire dalla propria quotidianità e di avere l’occasione di riflettere su ciò che fanno e come lo fanno, in una dimensione costante di condivisione. A partire da qui stiamo quindi cercando di trasformare il progetto Tuscany On the Move in una proposta stabile sul nostro territorio e di allargare la rete degli Impact Hubs direttamente coinvolti. Siamo già al lavoro sul Tuscany On the Move 2 per cui non perdetevi le novità in cantiere!