Avviano i motori ma non ingranano la marcia per diventare davvero “smart cities”. E’ la fotografia di ICity Rate 2013, la classifica delle città più “intelligenti” d’Italia realizzata dal Forum Pa (Pubblica amministrazione) presentata ieri a Bologna.

In particolare la Lombardia esce dall’analisi come una “regione poco smart”. Fatta eccezione per Milano, sul terzo gradino del podio nazionale dopo trento e Bologna, le città lombarde devono ancora percorrere parecchia strada in tema di infrastrutture, nuove politiche e tecnologie pensate per migliorare la qualità di vita dei cittadini.

L’indice ha considerato sei parametri: economia (innovazione nelle imprese, occupazione, percentuale di giovani e donne), ambiente (lotta all’inquinamento, qualità dell’aria, raccolta differenziata, verde urbano), governance (trasparenza delle PA e capacità di fare rete con altri comuni), mobilità (trasporti locali, mobilità sostenibile, piste ciclabili), qualità della vita (investimenti in cultura, servizi sociali), capitale sociale (livello di istruzione, volontariato partecipazione politica).

Non mancano le eccellenze in alcuni settori, ma questo non corrisponde a una strategia globale e coordinata per arrivare all’obiettivo. Per esempio Sondrio è sesta in Italia per la tutela dell’ambiente ma ottantasettesima per economia e settantunesima per mobilità. Mantova è quinta per qualità della vita ma sessantaduesima per capitale sociale.

Il motivo? “Le città lombarde di muovono tutte da un buon punto di partenza” afferma il direttore della ricerca, Gianni Dominici, “cioè dalla loro dimensione economica, grazie a un tessuto produttivo forte e diffuso. Poche di loro, però, hanno deciso di fare lo scatto ulteriore, pensando all’ambiente, alla qualità della vita o a coinvolgere i cittadini nella pubblica amministrazione. Quello che spesso manca, insomma, è la volontà politica di realizzare questo tipo di città”.

(fonte: Corriere)