Nella foto mi vedete con la mia fedele Twizy al 100% elettrica, con la quale mi infilo nel traffico di Milano. Sono socio fondatore di Clenergy, un’organizzazione pensata per promuovere e applicare azioni concrete di risparmio energetico.
Frequento il Master per la Sostenibilità e Carbon Footprint a Ca’ Foscari Venezia e il mio progetto comprende la creazione di una rete di imprese che operino integrandosi nel business della Sostenibilità, intesa nella sua eccezione più completa: sociale, energetica, ambientale, territoriale e soprattutto economica, perché essere sostenibili significa anche avere più risorse monetarie fin da subito.  Da alcuni mesi con alcuni Hubbers stiamo valutando la creazione di un’azienda sociale in questo ambito.

 

In che maniera il tuo progetto rende il mondo migliore?

In tre modi: creando cultura d’impresa, costruendo via via una rete di soggetti che vogliono fare business e diffondendo i vantaggi della sostenibilità. Cultura di impresa per me significa avere comportamenti di cui essere orgogliosi, fare formazione tutti i giorni su come puntare all’eccellenza nel nostro lavoro e non cedere mai a compromessi su etica e rispetto delle regole, anche quando comporta rinunciare a dei facili guadagni o progetti ambigui. Un altro dei miei obiettivi è creare una rete di imprese all’interno della quale le persone che vogliono fare business, ossia generare un valore economico, trovino terreno fertile e strutture di sostegno impegnandosi in veri progetti di sostenibilità.  Il mio ruolo è di facilitare tutto questo, ascoltare, confrontarmi, trovare soluzioni, dare spazio alle idee innovative che migliorino il mondo. Il terzo pilatro è diffondere una cultura di sostenibilità presso i clienti, facendo capire agli stakeholders che essere sostenibili conviene a tutti.

 

Qual è stato il tuo momento di maggior difficoltà?

L’anno scorso, quando dopo tre anni di lavoro e impegno per innovare il modo di essere ESCo, alcuni soci da sempre vivono solo di espedienti, hanno messo in atto azioni truffaldine che hanno distrutto tutto senza arricchire nessuno se non clienti e concorrenti.  Ho capito che c’era bisogno di una svolta e di un altro ecosistema, e a Settembre 2012, con Stefano, Christian e Gianluca, ci siamo trasferiti a Impact Hub Milano e rifondato tutto dalle ceneri.  Ci stiamo ancora leccando le ferite ma ripartire è per noi motivo di orgoglio.

 

Qual è stato invece il tuo maggior successo?

Proprio il fatto che, nonostante sia un momento economico difficile e mai conosciuto dalla mia generazione, e nonostante una brutta botta morale ed economica ricevuta a freddo, il team di Clenergy, grazie anche al “mondo Hub” trovi le forze e condivida idee per ripartire e mantenere fede ai valori etici e la missione aziendale, ogni giorno più articolata.  Ne è prova che la sede di Clenergy è in Hub Rovereto, siamo una organizzazione “Hub-based”.

 

Perché sei a Impact Hub e cosa ti sta dando essere parte di questa rete?

Perché il nostro lavoro non è possibile se non si ha una mentalità di network, se non si impara a condividere non solo gli spazi, ma i pensieri, le azioni, se non si comprende che non si è isola all’interno del mondo.  Impact Hub Milano ci ricorda questo ogni giorno.

 

Chi è la persona più interessante che hai conosciuto finora?

Farei dei torti a molti e visto che alcuni di loro sono ragazze, non posso comportarmi da cattivo gentiluomo.  Scherzi a parte, molti di quelli che frequentano l’Hub sono stati preziosi e interessanti, tutti a modo loro.  Molti altri sono di monito su cosa non fare e come non comportarsi per ricadere nella mediocrità di prima. Impact Hub Milano non è un mondo perfetto, ma sicuramente è un mondo in cui ci piace stare.