Trasformare i sogni in obiettivi. Federico Gallas deve avere appeso da qualche parte un post-it con questa frase. Nei due anni in cui ha lavorato in uno studio legale ha sognato di fare cooperazione internazionale. Ha camminato con tenacia verso la meta fino a diventare responsabile dei progetti di COL’OR, giovane organizzazione non governativa che opera in Kenya, Senegal e Albania con programmi di sviluppo innovativi.

Oggi sogna di realizzare un incubatore di impresa sociale a Tirana. Sfida impossibile? “Lo sembrava anche riuscire a far dialogare in uno stesso workshop 25 rappresentanti di organizzazioni albanesi. Erano loro a dirci, prendendosi un po’ in giro, che non era possibile, che non ce l’avremmo mai fatta, eppure con l’aiuto di Marta Lasen e Alberto Masetti-Zannini di HUB Milano e grazie al metodo del world café è stato un successo”.

“Le potenzialità di far parte della rete HUB le stiamo sfruttando proprio tutte, nessuna esclusa, dagli eventi al network internazionale passando dalla raccolta fondi”, racconta sorridendo Federico. “Abbiamo conosciuto HUB Milano per caso, perché una nostra stagista aveva partecipato a un First Friday ed era tornata entusiasta. Mi sono incuriosito e ho cercato di capirne di più. Mi sono subito accorto che molti aspetti di HUB ci erano utili. Potevano aiutarci a rivedere il nostro modo di fare cooperazione internazionale, in un contesto come quello della cooperazione italiana che è rimasto un po’ fermo a vecchi modelli”.

Dritti al punto. Cioè al sogno: “Vorremmo contribuire a creare a Tirana un incubatore sul modello HUB, per dar vita a imprese sociali in quattro delle città principali dell’Albania. I tempi sono maturi. Lavoriamo già da tempo con associazioni che affrontano i bisogni sociali attraverso modelli di business a vantaggio dei beneficiari e, grazie alla società civile che si è fatta promotrice dell’esigenza è in atto un processo che porterà all’approvazione di una legge quadro sull’impresa sociale”.

 Skype, ore 15 di un pomeriggio estivo. Dall’altra parte della connessione c’è Brikena Puka, direttore dal 2009 di Vatra, ong con sede a Valona che opera per la prevenzione della tratta di persone e in particolare per la reintegrazione a livello sociale ed economico delle donne strappate ai trafficanti. “In questi anni è cresciuta la consapevolezza riguardo al traffico di ragazze dall’Albania” racconta, “gli strumenti legislativi e di prevenzione per combattere il traffico ci sono, solo che non vengono implementati in modo corretto da parte delle istituzioni, così capita che molte si lascino ancora ingannare da promesse di lavoro all’estero. Purtroppo dal nostro punto di vista possiamo dire che il traffico e lo sfruttamento di donne – ma anche di minori e di uomini -dall’Albania verso altri Paesi europei non è affatto diminuito”.

Per chi riesce a uscire sano e salvo dalle mani dei trafficanti anche il ritorno a casa è un problema. “Nonostante le ragazze siano vittime devono subire il fatto di essere marchiate come prostitute” dice Brikena, “inoltre sono spesso perseguitate dai trafficanti che le minacciano, devono vivere in incognito per lunghi periodi in contesti protetti”. Per dare un’alternativa alle vittime del traffico e aiutarle a recuperare autonomia dal punto di vista economico Vatra e COL’OR hanno aperto una lavanderia, dove le ragazze lavorano senza che nessuno sappia del loro passato, coperte negli spostamenti dalla protezione della polizia.

“Cooperare per noi significa sempre di più aiutare persone e organizzazioni a camminare verso l’autonomia” afferma Gallas. “Non crediamo nelle attività umanitarie che mantengono i beneficiari in costante condizione di dipendenza. Per questo l’impresa sociale ci sembra un’ottima leva da usare. E in HUB Milano abbiamo, per fortuna, trovato uno stimolo che ci pungola a metterci sempre in discussione”.

By Staff – HUB Milano