Chi sei e qual è il tuo progetto?

Trovo difficile definire esattamente di cosa mi occupo dato che passo continuamente da un progetto all’altro. Io ci vedo sempre un filo conduttore, ma non sempre è così visibile agli altri. Certo è che non mi annoio mai, e sono sempre attratta da progetti che contengono positività e amore e rispetto per il pianeta e le persone che ci stanno intorno.

Pensando al 2013, prevedo che dedicherò il mio tempo principalmente a due progetti:

– in veste di architetto, tra altri progetti minori, ho in programma la ristrutturazione di una villa antica affinché possa diventare più sostenibile energicamente.

– in veste di cittadina/attivista, continuerò nei vari progetti che sto portando avanti all’interno del movimento di Occupy. In particolare mi occupo dei rapporti internazionali, delle azioni locali nei quartieri di Londra, e della sperimentazione nelle pratiche di democrazia partecipata, non solo attraverso le assemblee, ma anche attraverso l’uso dei nostri media.

Qua parlerò principalmente di Occupy, dato che è un progetto già in essere e di più ampio respiro.

 

In che maniera il tuo progetto rende il mondo migliore?

Difficile riassumere in poche parole. Posso dire quello che è stato per me. E’ stato come un risveglio improvviso, un momento in cui ho spalancato gli occhi e visto tutto in un modo diverso. Ma non solo. Mentre avveniva per me, la stessa cosa succedeva a tutti quelli che stavano intorno a me in quella piazza il 15 ottobre di 2 anni fa. Quindi da quel momento, Occupy è diventato un incontro. Un inizio di un cammino con persone che condividono un senso di urgenza nell’agire per proteggere i nostri beni comuni per le generazioni future, e che credono fermamente che ognuno di noi abbia un ruolo fondamentale nel generare questo cambiamento radicale, assolutamente necessario per creare un mondo dove poter vivere in maggior armonia tra di noi e con la natura.

 

Qual è stato il tuo momento di maggior difficoltà?

Dopo un periodo iniziale estremamente positivo, tra di noi è cresciuta la frustrazione nel rendersi conto che il percorso sarebbe stato estremamente lungo e duro. Questo momento di crisi ha colpito molti, in particolare dopo lo sgombero dei campi, alimentando diversi conflitti interni. Tuttavia, l’aver superato insieme anche questo momento di difficoltà oggi ci rende più determinati e forti di prima.

 

Qual è stato invece il tuo maggior successo?

Difficile da dire, anche perché da qualche anno non riesco più a parlare di successi e insuccessi. Credo che per ogni cosa, gli effetti e le conseguenze si giudicano in modo diverso a seconda di come si guardano, o a che distanza si osservano.

Posso solo osservare la mia crescita personale e apprezzare l’arricchimento che percepisco ogni giorno che passa da ciò e chi che mi circonda, e da quello che vivo dentro di me.

 

Perché sei al HUB e cosa ti sta dando essere parte di questa rete?

Ho seguito con molto piacere la nascita di HUB Milano qualche anno fa. Milano era chiaramente un terreno fertile per questo progetto, piena di persone e progetti interessanti, ma a cui mancava un luogo di convergenza. Quello che amo del Hub, è l’incontro, anche spesso casuale, con persone che condividono ideali simili, ma soprattutto che amano realizzarli, e metterli in pratica. E’ un ambiente creativo e positivo, proiettato verso un futuro migliore.  Inoltre in una città come come Milano, dove è difficile uscire dai propri schemi sociali, crea un spazio fuori dalle norma, che genera interessante opportunità di contaminazioni tra persone e discipline diverse.

Impact Hub Global

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