Sono Cristina, ho 34 anni e il mio progetto da un anno e mezzo si chiama Sterrenlab, il laboratorio delle stelle. Con una socia, Valeria Sala, ci occupiamo di comunicazione e didattica della scienza. Di formazione io sono un fisico e Valeria un biologo ma, invece di fare scienza in un laboratorio, abbiamo deciso di insegnarla, raccontarla e studiarne i legami con la società. Ho lavorato e abitato in Olanda, dove ha sede la nostra società, e ora abito in Svizzera. Se certe volte mi sento delocalizzata come certi elettroni, negli anni ho maturato una visione europea e internazionale del mio lavoro, una delle caratteristiche di Sterrenlab.

 

In che maniera il tuo progetto rende il mondo migliore?

Credo nell’importanza sociale della didattica e della comunicazione della scienza perché essa è una parte fondamentale della nostra cultura che non possiamo ignorare. La scienza ci permette di imparare a ragionare criticamente e analiticamente, di sviluppare la creatività, la manualità, la capacità di confrontarsi in gruppi eterogenei e internazionali. Sono tutte competenze preziose sia per l’individuo che per una società basata sulla conoscenza, come aspira a essere quella europea. Con i campi scienza e le scuole estive Sterrenlab offre una proposta alternativa intelligente alle tradizionali colonie. Ci sono moltissimi ragazzi e bambini brillanti, con una mente curiosa e una spiccata propensione alla scienza ma che spesso non riescono a condividere le loro passioni con i compagni e gli amici. Durante i nostri campi scienza invece possono incontrare altri smanettoni come loro, fare domande, sperimentare e prepararsi a diventare gli innovatori di domani!

 

Qual è stato il tuo momento di maggiore difficoltà?

Non so se sia stato il momento di maggiore difficoltà ma sicuramente il più recente. Ci hanno appena comunicato di essere arrivati secondi a un bando dell’Agenzia Spaziale Europea che ci avrebbe permesso di lavorare su un grosso progetto di campi internazionali. Sono dispiaciuta perché ho l’impressione che sulla decisione finale abbia pesato il nostro approccio originale rispetto a quello di grosse società che propongono campi estivi tradizionali. Credo comunque che si debba ragionare come in un laboratorio: considerare un errore come la scoperta che una certa configurazione non funziona ed escogitarne un’altra modificando le variabili. Provando e riprovando!

 

Qual è stato invece il tuo maggiore successo?

Benché al momento stiamo investendo molte energie nello sviluppo dei campi scienza con la rivista Focus Junior – in cui crediamo moltissimo – il progetto che vorrei menzionare è TEMI, un programma triennale finanziato tra moltissimi dalla Commissione Europea per la formazione degli insegnanti di scienza. Ritengo un grande successo lavorare con gli altri 10 partner internazionali del consorzio, principalmente università europee, per ripensare l’insegnamento delle scienze nelle scuole superiori

 

Perché sei a HUB Milan e che cosa ti sta dando essere parte di questa rete?

Odiando la vita d’ufficio, ora mi sorprendo ad ammettere che lavorare da casa ha degli aspetti opprimenti. Il coworking è importante per chi ha un attività in proprio per confrontarsi nei momenti di crescita o scoraggiamento. Banalmente poi quando sono a Milano ho bisogno di una scrivania, una connessione e un punto d’incontro. Il bello di The Hub è sentirsi parte di una rete internazionale di persone con cui condividere lo stesso stile lavorativo, le stesse aspirazioni e problemi. È confortante e stimolante pensare di essere in contatto con così tante persone sempre pronte a collaborare, suggerire soluzioni e mettersi in gioco. Non vedo l’ora che apra anche The Hub a Ginevra!

Impact Hub Global

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