Siamo Elena e Susy, due ragazze di Milano, che da qualche mese stanno raccontando la loro città in modo rivoluzionario: attraverso gli occhi e la voce di chi la abita. Senza filtro.

Elena è un architetto, grafica, fotografa, videomaker e blogger, collabora in vari settori dell’architettura e del design con vari progetti aperti su Milano partecipando a varie esposizioni fotografiche. Susy lavora nel settore dell’euro-progettazione, studia recitazione e dal 2007 è attrice in diverse produzioni teatrali/ cinematografiche, fonda l’Associazione Palmira con la quale realizza progetti artistici.

Qualche mese fa, il progetto, Mon-key Stories, ha vinto un bando promosso dall’associazione Tamarindo di Milano. Questo bando richiedeva la presentazione di un progetto che puntasse alla valorizzazione della cultura locale e che contenesse anche un possibile sviluppo di buisness. Io e Susy ci siamo messe a discutere sulla possibilità di partecipare e tra le varie idee è saltata fuori la storia di questo commerciante che aveva un negozio ecquosolidale in Lambrate (sotto casa mia – Elena), che “nascondeva” nel sotterraneo il suo studio di posa fotografica. Così abbiamo cominciato a pensare a come le persone siano miniere di sorprese e che spesso questi gioielli di quartiere, non si conoscono. Abbiamo quindi deciso di puntare su questa particolarità per raccontare Milano attraverso videostorie di quartiere che verranno tutti inseriti all’interno di un blog collegato ad i piu importanti social network.

Nel momento in cui si arriva in una nuova città o in un nuovo quartiere difficilmente si creano dei reali rapporti con il contesto, il luogo, la memoria storica. I quartieri hanno anime molto distinte, forti, e spesso si ci radica in una zona piuttosto che in un altra anche per sentirsi meno dispersi nella città. Mon-key stories diventerà contenitore di storie narrate da artisti, professionisti, creativi, cittadini, che condividono gli spazi urbani. Sotto lo sguardo curioso delle scimmie, attraverso il formato delle video-storie.

Cosa sa fare il mio vicino di casa? Cosa si cela dietro il negozio di scarpe all’angolo? E se stessi cercando un bravo musicista per una serata nel mio locale? A tutti i nostri narratori chiediamo sempre una ricetta perchè vogliamo che la cucina sia un sottile fil rouge che unisce tutte le storie. Attorno alla tavola, ci si conosce, si scambiano opinioni, si creano connessioni. Ecco che così, proprio grazie alla la cucina, le ricetta di famiglia, piuttosto che le varianti inventate dall’intervistato, diventano un altro strumento di conoscenza e di cultura Mon-key Stories si muove anche nel “mondo off-line” grazie alla realizzazione di eventi di quartiere, che al centro mantengono le storie di chi vi partecipa. Una volta sviluppata la community, offriremo un servizio di marketing virale per le aziende e i negozi del territorio, in modo da garantire la sostenibilià del progetto. “Non possiamo essere fisicamente vicini senza diventarlo anche emotivamente”. – Desmond Morris “La Scimmia Nuda”

In che maniera il vostro progetto rende il mondo migliore?

Facilitare l’incontro e la conoscenza, la conservazione e la valorizzazione della cultura di quartiere, fatta dai suoi abitanti è uno degli obbiettivi del Mon-key. Ci concentriamo sulla storia degli abitanti, su quello che vogliono raccontare, sulla loro visione dei quartieri; combattiamo contro la spersonalizzazione dei luoghi, la solitudine e l’isolamento. Il progetto stesso è nato da una chiacchiera sui quartieri e da un esigenza ben precisa: evitare che i negozi e le piccole aziende dei nostri quartieri chiudano, far conoscere le varie realtà dei quartieri, fle storie che si celano dietro i banconi e le vetrine e portoni.

Qual è stato il vostro momento di maggiore difficoltà?

Credo che il momento più difficile sia quello presente: siamo a qualche mese dall’inizio del lavoro, c’è molto interesse intorno al progetto e molte persone attendono di essere intervistate. La nostra piccola redazione ha tantissimo lavoro e ci stiamo confrontando con diversi linguaggi e forme di comunicazione che sono molto nuove per noi.


Qual è stato invece il vostro maggiore successo?

In occasione dell’ultima edizione di SMAU a Milano abbiamo raccolto numerosissimi complimenti e richieste di collaborazione. Ci ha sorpreso anche il fatto che alcune aziende si siano “prenotate” per usufruire dei servizi di marketing virale, oggetto della seconda parte del nostro progetto. Ovviamente la community è ancora in fase di costruzione, ma siamo contentissime di sapere che l’idea entusiasma gli abitanti dei quartieri e che inoltre piace ai nostri potenziali clienti.


Perché siete al HUB e che cosa ti sta dando essere parte di questa rete?
Il bando che Monkey Stories metteva in palio una postazione per sei mesi. Eccoci qui allora! The Hub è per noi un importantissimo punto di riferimento: una rete per scambiare idee e trovare “progetti amici”, uno spazio per incontrare giornalisti e potenziali clienti e trovare, perchè nò, collaborazioni, . Stiamo apprezzando molto anche le iniziative organizzate da The Hub: momenti di formazione e di condivisione.

Impact Hub Global

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