Mi chiamo Paolo e da alcuni mesi insieme a Federica Verona e Francesca Naboni sto sviluppando il progetto Zoia Officine Creative, uno spazio per lo sviluppo di iniziative imprenditoriali nell’ambito della creatività che sorgerá nel contesto di “Zoia, l’abitare popolare a Milano” un progetto di social housing alla cui realizzazione stanno lavorando le cooperative di abitanti, Ferruccio Degradi e Solidarnosc (Consorzio Cooperative Lavoratori) vincitrici del Bando delle 8 aree del Comune di Milano. La particolarità di questo progetto é che sorgerà in un contesto di housing sociale che ha riservato 300mq del piano terra di uno dei tre edifici in costruzione per questa attività e l’obiettivo che si pone ZOC é quello di mettere effettivamente questi muri e le persone che li abiteranno al servizio del quartiere.

Gli edifici, saranno pronti ad inizio 2014 e stiamo utilizzando questo periodo di preparazione per cominciare a creare una relazione effettiva con il quartiere e per creare un contest insieme alla comunitá che vada a definire le aree di intervento su cui si dovranno cimentare i creativi che avranno accesso allo spazio. Il quartiere é quello di Quarto Cagnino, periferia ovest di Milano, ed é davvero un’esperienza interessante quella di scoprire giorno dopo giorno il quartiere, coi suoi personaggi pieni di potenzialitá, ma anche con le sue solitudini, i suoi difetti e le sue storie.

In che maniera il tuo progetto rende il mondo migliore?

L’elemento che mi affascina maggiormente di questo progetto é la possibilitá di andare a intervenire efficacemente e in maniera innovativa sui problemi che stanno affrontando le persone che vivono il nostro tempo. La creativitá, il design, il nuovo artigianato sono strumenti che possono essere utilizzati per affrontare problemi quali la coesione sociale, la qualitá della vita, la mobilitá e il traffico, la carenza di vita culturale che talvolta impoverisce alcune aree delle nostre cittá. ZOC é un vero esempio di innovazione sociale, vuole andare a intervenire su problematiche reali coinvolgendo la comunitá tramite un modello che sia anche anche economicamente sostenibile. L’approccio di ZOC  verso il quartiere vuole essere “partecipato” e stiamo cercando di realizzarlo tramite un blog che, assieme alla cronaca del cantiere, racconta anche lo sviluppo del percorso, la scoperta del quartiere, gli incontri, gli spunti e le idee che intercettiamo. Inoltre, trattandosi di un prototipo, stiamo studiando un modello che possa poi essere replicato anche in altri quartieri e altri contesti, permettendo cosí una diffusione di pratiche di questo tipo.

Qual è stato il tuo momento di maggiore difficoltà?

Il momento di maggiore difficoltá credo di averlo provato prima di imbattermi quattro anni fa in HUB, quando sapevo piú o meno cosa volevo fare ma non riuscivo a trovare la forma giusta avendo pochi esempi o modelli cui ispirarmi. L’imbattermi nella community di HUB e nel mondo dell’imprenditoria sociale mi ha permesso di individuare il mio percorso professionale nonostante prima non avessi mai pensato a me come imprenditore né provenissi da una famiglia di imprenditori.

Qual è stato invece il tuo maggiore successo?

Non credo di poter vantare grandi successi ad oggi, ma senz’altro penso che l’aver portato un modello di sviluppo di innovazione e imprenditoria sociale come il HUB a Rovereto sia stata una bella sfida. I successi poi non sono mai dei singoli, e senz’altro la nascita di HUB é frutto dell’incontro tra Dalia, Jari, Andrea e me oltre che di tutti quelli che hanno creduto in questo progetto. In un mondo globalizzato qualunque luogo puó diventare motore di sviluppo, non solo i grandi centri che sembrano deputati a farlo (Londra, New York, San Francisco, ecc.) Credo che questo accomuni anche ZOC e il HUB Rovereto, é fondamentale riscoprire il potenziale generativo delle periferie che spesso si muovono su linguaggi meno standardizzati dei centri. Senza polemica eh!

Perché sei al HUB e che cosa ti sta dando essere parte di questa rete?

Sono qui perché ho partecipato all’apertura di HUB Milano e da quando ho trascorso un periodo al HUB Islington nella primavera del 2009, HUB riempie quasi tutte le mie giornate. Far parte di questa rete mi dá la possibilitá di incontrare quotidianamente persone stimolanti e interessanti e mi permette di vedere anche in un contesto di crisi generalizzata che tante persone e tanti progetti (forse piú di qualche anno fa) si stanno realizzando per cambiare le cose in meglio.

Impact Hub Global

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